Tutti FUORI e dentro agli UFFIZI con Marginalia

è un percorso innovativo a cui vi invitiamo a partecipare

DOMENICA 18 APRILE 2021 ORE 16,00

Ritrovo Ore 16,00 davanti alla Loggia dei Lanzi sotto la statua del Perseo di B Cellini.

Quota di partecipazione comprensiva di noleggio sistema radio per migliore ascolto 🎧 € 11,00 a persona

Ragazzi fino a 12 anni gratuito

Sarà necessario l’utilizzo della mascherina

Percorso facile adatto a tutti, durata massima un’ora e mezzo

PRENOTAZIONI OBBLIGATORIE

scrivendo un whatsapp al 366 4475991

Oppure scrivendo a: visiteguidate@associazionemarginalia.org 

https://www.associazionemarginalia.org/

SEGUICI ANCHE SU: 👇

Facebook: https://www.facebook.com/associazioneculturalemarginalia/

Instagram: https://www.instagram.com/marginalia_ass.culturale/

abbiamo aperto da poco anche il canale

YOU TUBE: Associazione Culturale Marginalia

seguici anche qui se ti va e se ti piacciono i nostri video lascia un like e magari iscriviti al canale. Grazie mille 😀 🙏

Gli Uffizi sono uno dei musei più importanti e belli del mondo. Tante persone ogni anno, prima della pandemia, riempivano le sale dove sono custodite le opere dei grandi maestri del rinascimento e non solo. Con Marginalia, visto che da troppo tempo ormai siamo fuori da questi ambienti dell’arte, storia e bellezza, abbiamo deciso di tornarci domenica 18 aprile con una modalità del tutto nuova e divertente 😀 . Un’occasione che ci darà anche la possibilità di parlare di tante curiosità di cui non parliamo mai e che invece sono lì, belle, discrete che attendono silenziose il ritorno di chi da sempre le ha ammirate e amate.

Parleremo anche delle straordinarie opere che il mondo ci invidia, e il percorso sarà incentrato sulla fioritura e la natura proposta nei vari capolavori, alcuni conosciutissimi, altri meno noti ma non per questo meno affascinanti.

Se volete trascorrere una domenica in compagnia, in armonia, tra arte storia e cultura non avrete che da venire con noi.

Vi aspettiamo in tanti, grazie per la fiducia che vorrete riporre in noi!🤗

questa Foto è di Silvano Cinelli ©
Arte e letteratura in giardino

sono varie e numerose le proposte che Marginalia ha rivolto negli anni e continua a rivolgere al proprio pubblico.

Fra le tante, musei, gallerie d’arte, trekking urbani alla scoperta di luoghi insoliti, percorsi teatralizzati, conferenze di specialisti nei vari settori. Marginalia ha tentato, anche negli ultimi e difficilissimi mesi, di rispondere sempre con un “sì, però…” ai tanti “no” che, necessariamente ci sono stati imposti. Visite guidate all’aperto e con l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza, nel rispetto dei regolamenti anti- Covid, aperture straordinarie di meravigliosi luoghi di culto, e, nei periodi di maggiore allerta, incontri e conferenze on-line.

Ancora nell’ottica di voler rispondere positivamente e propositivamente al periodo storico che stiamo attraversando,

Marginalia presenta, per la prossima primavera-estate 2020-2021,

il progetto “Arte e letteratura in giardino”.

Si tratterà di un ciclo di incontri, che avrà inizio appena possibile e dedicati ad una serie di personaggi che, malgrado si siano trovati a vivere situazioni difficili, come un’epidemia, la guerra, la persecuzione o l’esilio, sono riusciti a fare qualcosa di grande per cui ancora oggi sono ricordati.

I personaggi di cui parleremo appartengono indifferentemente al passato, più lontano o più recente, ma anche a tempi vicini al nostro, o, perché no, alla contemporaneità. Ogni incontro sarà dedicato ad uno di essi. Ricorderemo la sua biografia e le sue opere che siano esse letterarie, artistiche, di scienza o anche, semplicemente, di vita.

Nel primo incontro, vorremo parlare di un uomo che più di ogni altro, a nostro parere, può essere rappresentativo del progetto e anche del periodo che stiamo vivendo:

Giovanni Boccaccio, che, in un momento di grande e generale difficoltà dovuta ad una delle più grandi epidemie di peste che si possa ricordare, decide di fare quello che oggi, per il periodo che stiamo vivendo è una delle cose più sensate da fare, ovvero ritirarsi in quarantena. Lui lo fa con un gruppo di giovani, ragazzi e ragazze.

Oggi giorno, in quarantena, abbiamo fatto e visto fare di tutto: chi cucina, chi fa le pulizie di fondo e restaura la casa, chi sistema il giardino, chi legge, chi guarda serie TV. Qualcuno ha condiviso le proprie attività sui social network cercando di costruirne una narrazione. Boccaccio ha reagito proprio in questo modo: costruendo una narrazione.

Non sui social, ovviamente, ma creando una socialità con i suoi compagni, attraverso il racconto di quelle novelle, che poi sono diventate l’opera che noi tutti conosciamo, il Decameron. L’arte della narrazione lenisce i mali, sembra dirci il Boccaccio. Ci porta altrove, lontano da quello che in quel momento e in questo momento è la realtà. Ci permette di divagare, di elevarci ad altri e più alti orizzonti ed al tempo stesso di socializzare e stare insieme, riflettendo su temi di interesse comune, ma anche ridendo e scherzando. E dunque, perché non sfruttarla, proprio come ha fatto lui, oramai sette secoli or sono? Dopo tutto, non siamo certo i primi a cui tocca di vivere un momento storicamente difficile.Si tratta di corsi e ricorsi storici.

Pensiamo oltre a Boccaccio, a Dante, che da un esilio forzato e sofferto tirò fuori la Divina Commedia. A Lorenzo il Magnifico, che non si chiamò Magnifico a caso, ma perché era di animo grande.

Dopo aver visto il fratello soccombere a ben diciassette coltellate, durante la Santa Messa di Pasqua, per opera della famiglia dei Pazzi, supportata dal Papa e dal Re di Napoli, grazie ad un utilizzo sapiente e strategico dell’arte e della cultura riesce pacificamente a ristabilire gli equilibri.

Ma pensiamo anche alle donne e alla loro forza. Vogliamo fare cenno, in questo breve scritto, a due donne che hanno vissuto il nostro tempo.

La prima, Maria Luigia Guaita, che non si è mai arresa, per tutta la sua lunghissima vita. La guerra, vissuta da partigiana, uno scandalo in cui rimase coinvolta e l’alluvione. Nulla l’ha fermata nel suo progetto di creare, dal nulla, la stamperia d’arte “Il Bisonte”. Una donna caparbia, che risponde con l’amore, costante e indefesso per l’arte, alle difficoltà della vita.

La seconda, Margherita Hack, una signora scomparsa piuttosto recentemente. Lei l’arte la vedeva nelle stelle. Riusciva a rendere semplicissimi, concetti difficilissimi, con una capacità divulgativa, anche, diciamolo, un pò scanzonata, fuori dal comune. Con convinzione ha sempre combattuto la sfiducia della società e del mondo accademico nei confronti del ruolo della donna nelle scienze.

Di questi e di molti altri personaggi vorremmo parlare insieme nel tentativo di creare una narrazione che possa aiutarci, tutti, a vivere nel modo più positivo possibile, il momento storico che stiamo passando, certamente non roseo.

Gli incontri saranno organizzati in presenza, ovviamente, in diverse locations all’aperto: il giardino dei granduchi a Porta Romana, il Bobolino, il Parco della Rimembranza vicino San Miniato Le Cascine di tavola ed in altri luoghi che comunicheremo. Invitiamo i partecipanti a venire provvisti di una sedia da campeggio, per poter ascoltare più comodamente.- non est ad astra mollis e terris via – L. A. Seneca (non esiste alcuna via semplice dalla terra alle stelle).

DATA DA DEFINIRE

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

visiteguidate@associazionemarginalia.org 

https://www.associazionemarginalia.org/

SEGUICI su Facebook: https://www.facebook.com/associazioneculturalemarginalia/

Instagram: https://www.instagram.com/marginalia_ass.culturale/

Appennino Tosco Emiliano, giornate fra cultura e benessere.

Primavera Estate 2021

A portata di mano e vicino a noi, spesso ci sono luoghi interessanti e pieni di storia ma poco considerati dalla troppa vicinanza rispetto alle zone in cui viviamo.

Con Marginalia invece, vogliamo per questa primavera – estate 2021 farvi riscoprire anche paesi e ambienti poco valutati ma che di storia ne hanno da vendere, oltre alle bellezze paesaggistiche e artistiche di cui ci potremo riempire gli occhi.

Il luogo che vi proponiamo per una bella giornata fuori porta per la nuova stagione, è uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino Tosco Emiliano.

Si trova al confine settentrionale della provincia di Prato e segna il confine tra due regioni la Toscana e l’Emilia Romagna,  diventando anche lo spartiacque tra il Bacino del Setta, affluente del Reno Bolognese, e il Bacino del Bisenzio.

Questo altopiano è dolcemente ondulato ed attraversato dal fiume Setta. Si snoda tra i rilievi di Poggio di Petto, Scopeta, Monte Casciaio e Tronale ed è pieno di sentieri e percorsi di trekking. Tra cui il recente Cammino della Via della Lana e della Seta. Un interessante percorso di circa 130 km che partendo da Piazza Duomo a Prato e arriva a Piazza Maggiore a Bologna.

Questo luogo, sull’Appennino Tosco Emiliano di cui vi parliamo, si chiama Montepiano. Uno dei suoi gioielli storici è la Badia dedicata a Santa Maria, un’architettura romanica ricca di leggende e credenze popolari.

Alla base della comunità cristiana del territorio c’è il leggendario Beato Pietro. Possiamo datare il personaggio tra la fine dell’anno mille e mille e cento. Appartenne al movimento di riforma spirituale iniziata da San Giovanni Gualberto padre e fondatore del Monastero di Vallombrosa.

Gli episodi miracolosi del santo che vennero tramandati, anche dalla memoria popolare, sono mostrati negli affreschi all’interno della Badia e si fanno risalire niente meno che alla scuola di Cimabue e Giotto.

Il passo di Montepiano, basso e comodo da valicare, si trova a 700 metri di quota. Se ne accorsero gli Etruschi che da qui transitarono. Passarono lungo la strada di Mezzacosta dalla Calvana, in direzione di Misa (Marzabotto). Dopo di loro, anche i Romani passarono da queste zone. Racconti popolari, rafforzati da dichiarazioni di alcuni studiosi parlano di ritrovamenti di monete e altre suppellettili  di queste antiche cilviltà.

Queste colline affascinarono anche i conti Bardi. Poco sopra la Badia, che oggi viene comunemente chiamata “la Badia di Montepiano” fecero costruire una delle loro dimore detta del Pecorile.

Qui nel corso dei secoli, ebbero diversi abitazioni e possedimenti. I Conti Bardi sono stati spesso ricordati nei nostri percorsi per aver dato i natali a Contessina de Bardi andata in sposa a Cosimo de Medici nel 1415.

La famiglia Bardi, un tempo ricchissima, entrò in bancarotta in seguito al mancato risarcimento dei prestiti finanziari concessi al Re d’Inghilterra Edoardo III . Con il matrimonio fra contessina e Cosimo, figlio del banchiere Giovanni di Bicci la famiglia Bardi cercherà di porre rimedio a questo disastro finanziario. La storia di Vernio è legata a quella di Firenze almeno dal 1332. Cioè da quando la famiglia Bardi acquistò il feudo imperiale di Vernio, dando origine al ramo dei Bardi di Vernio. Questi si distinsero inserendo nello stemma il castello di Vernio che ancora oggi campeggia anche sullo stemma del Comune.

Col passare del tempo, Montepiano divenne una delle località turistiche più rinomate e più frequentate della Toscana. Nel 1892, grazie al nuovo tratto di strada che collegava il paese alla città di Prato e alla vicina Firenze e quindi al lavoro si poteva raggiungere il territorio in poco tempo. Venne progettato un villaggio turistico con uno chalet, detto del villeggiante. Da quel momento in poi iniziarono ad arrivare a Montepiano tantissimi villeggianti.

Eleganti ville ottocentesche testimoniano ancora oggi

lo stile dei soggiorni di un tempo: Villa Sperling, la Delfiniana, la Colonia Gualtieri, Torre Alpina, Villa Bega, l’asilo Maria Virgo Carmeli e le più isolate villa Puccini, villa Indiana, villa Galletti.

Nei primi anni del 900 salirono a Montepiano illustri personalità tra cui il poeta Umberto Saba che qui trasse ispirazioni per alcuni suoi componimenti.

Ma in tempi più recenti, parliamo degli ’70 e ’80 del novecento, molti sono stati gli artisti, i pittori che qui hanno risieduto affascinati dal verde che circonda il paese.

Tra questi ne ricordiamo uno fra tutti Bruno Saetti che qui trascorrerà parte della la sua vita. Aveva realizzato la sua abitazione presso un mulino, restaurato completamente facendolo divenire anche una scuola dove arrivavano studenti da ogni dove. Un incantevole parco, denominato dal maestro, “il Parco del Sole” e facente parte la sua proprietà, fu da lui donato al territorio perché tutti ne beneficiassero.

Con la nostra voglia di tornare a viaggiare, ammirare cose belle, anche in luoghi meno conosciuti, potendone ascoltare le storie le leggende e le curiosità, vi invitiamo a venire con noi di Marginalia in questa località piena di natura, arte e bellezza per trascorrere una bella giornata insieme.

DATA DA DEFINIRE

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

visiteguidate@associazionemarginalia.org 

https://www.associazionemarginalia.org/

SEGUICI su Facebook: https://www.facebook.com/associazioneculturalemarginalia/

Instagram: https://www.instagram.com/marginalia_ass.culturale/

Torino è una città ricca di sorprese. E’ sufficiente immergersi nella sua atmosfera per vivere esperienze molto diverse tra loro, che vanno dalla scoperta dei suoi palazzi e dei suoi numerosi musei, fino alla città contemporanea e del “piano di sotto”. Ovviamente senza dimenticare la degustazione di specialità enogastronomiche, come il cioccolato gianduia, lo zabaione, il bicerin e il vermouth.

Fu fondata dai Romani nel 9 a.C., col nome di Julia Augusta Taurinorum ed era una piccola colonia romana sulla via verso i passi alpini che conducevano in Gallia. Costruita alla confluenza dei fiumi Po e Dora Riparia, ha sempre assorbito la cultura e il gusto dei paesi transalpini e del nord d’Europa. Ancora oggi i turisti la chiamano “Piccola Parigi”.

 La sua storia è legata all’antico casato dei Savoia, la dinastia più longeva d’Italia, che ha portato all’unificazione del Paese nel 1861.

L’aspetto barocco del centro di Torino si deve agli ingrandimenti del XVII  e XVIII secolo, dopo il trasferimento della capitale del ducato di Savoia da Chambery a Torino per volere del duca Emanuele Filiberto. Il cuore del comando,  Palazzo Reale, è un edificio austero, ma con un interno ricco in decorazioni ed arredi. Durante la visita del Palazzo si accede all’Armeria, una delle più belle d’Europa , e alla restaurata Cappella della Sindone, capolavoro Secentesco dell’architetto modenese Guarino Guarini.

Al centro della piazza Castello il Palazzo Madama, con una magnifica facciata settecentesca di Filippo Juvara.

Come dice il nome, fu la dimora delle Madame Reali di Torino che avrete modo di “conoscere”  perché hanno lasciato un’impronta indelebile nelle strade e nei gusti torinesi. Per esempio,  la piazza San Carlo è stata costruita per volontà della prima Madama Reale, Cristina di Francia. Mentre la seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, è diventata famosa per aver concesso la prima licenza di vendita al pubblico di cioccolato ad un certo Giò Battista Ari, nel lontano 1678.

Torino non è solo barocco, è anche quadrilatero romano, la sua parte più antica, con i suoi piccoli ristoranti simili ai bistrot francesi. C’è una bella architettura ottocentesca, in modo particolare la mole Antonelliana. Sede del Museo del Cinema.  I nomi delle vie e le lapidi sui palazzi  narrano la storia del Risorgimento e dei suoi personaggi: Cavour, Vittorio Emanuele II, Massimo d’Azeglio, Garibaldi, Mazzini. Concedersi un bicerin ( bevanda a base di crema di latte, caffè e cioccolata calda) seduti ad un tavolo di uno dei numerosi bar storici del centro. Tutto ciò permette di assaporare una strana atmosfera d’antan, come se il tempo si fosse fermato ai moti per l’indipendenza del 1820.

Un viaggio in questa città non può prescindere dalla visita ad uno dei musei più conosciuti al mondo. il Museo Egizio, secondo solo a quello del Cairo. Completamente riallestito nel 2015. Oltre ad un numero ineguagliabile di reperti ospita la tomba di Kha e Merit, l’unica tomba di civili trovata integra in Egitto.

Altri musei sono il Museo Nazionale del Cinema, quello dell’Automobile, la Galleria Sabauda , Palazzo Madama. Oppure altri meno conosciuti: museo di arti decorative Accorsi-Ometto, MAO- Museo d’Arte Orientale, GAM – Galleria d’Arte Moderna .

Tra i diversi aspetti della città c’è il “verde”.

Torino è la città più verde d’Italia con quasi 22mq di verde per abitante. Numerosi sono i suoi parchi cittadini, collinari e fluviali. Il più conosciuto è il parco del Valentino. Luogo preferito dagli studenti delle vicine facoltà per godere di un momento di relax o dai torinesi che vanno a praticare sport. Bicicletta, jogging, tennis, ma anche canottaggio. Lo spettacolo cambia a seconda delle stagioni. E’ bello vedere i turisti muniti di macchine foto e Torinesi a spasso per i viali.

Nel parco c’è il Castello del Valentino, risalente al 1620-1645, che fa parte di quella che viene chiamata “La Corona di Delizie”. Si tratta di un sistema di residenze di caccia e di piacere che formano una corona attorno alla gemma centrale, ovvero il Palazzo Reale. Sono tutte patrimonio dell’UNESCO e non vanno dimenticate la famosa Reggia di Venaria e la Palazzina di Caccia di Stupinigi.  Quest’ultima è il capolavoro di Filippo Juvara, insieme alla Basilica di Superga sulla collina torinese.

LA Venaria,

oltre alla Reggia, con i suoi numerosi ambienti, la Galleria Grande ed i giardini, è possibile visitare il parco della Mandria con Borgo Castello. Questa era l’abitazione dove viveva Vittorio Emanuele II con la moglie morganatica, Rosa Vercellana, detta “la Bela Rosin”.

Se molti pensano che questa città sia solo “fabbriche”, si dovranno ricredere, ma è certo che l’economia della città deve molto alla sua industria. La crisi però si è fatta sentire e molte aree industriali sono state abbandonate. Torino “non sta mai ferma”. E’ riuscita, grazie ad un nuovo piano regolatore, a riqualificare le aree più periferiche. Un tempo erano caratterizzate da edifici grigi e ciminiere fumanti. L’esempio più noto è la riqualificazione dello stabilimento FIAT – Lingotto, oggi sede di due hotel, un auditorium, un centro commerciale e la Pinacoteca Marella e Giovanni Agnelli.

Se lo sguardo si perde nella scoperta delle varie sfaccettature di Torino, sotto ai nostri piedi esiste una città del piano di sotto. Torino fa parte del circuito delle città sotterranee d’Italia. Oltre a rifugi antiaerei, “infernot” ( cantine scavate sotto ad altre cantine), cripte, ci sono le gallerie settecentesche della Cittadella. Un tempo si potevano percorrere ben 14 chilometri di gallerie a 7 e 14 metri sotto terra. Oggi il percorso è di circa 800 metri, ma sono diverse le tappe che si possono scoprire in questo camminare nel ventre di Torino.

Dal profondo alla sommità dei monti: a pochi chilometri da Torino, all’imbocco della Valle di Susa ,si erge sul monte Pirchirriano la Sacra di San Michele. Abbazia simbolo della regione Piemonte dal 1994, è un capolavoro medievale, suggestivo  luogo d’arte e di spiritualità, si dice abbia ispirato Umberto Eco nella stesura del suo romanzo “Il Nome della Rosa”.

DATA DA DEFINIRE

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

visiteguidate@associazionemarginalia.org 

https://www.associazionemarginalia.org/

SEGUICI su Facebookhttps://www.facebook.com/associazioneculturalemarginalia/

Instagram: https://www.instagram.com/marginalia_ass.culturale/

Il cavaliere nero

Percorso teatralizzato attraverso le strade della città dantesca

il percorso prende spunto dal libro della storica SILVIA DIACCIATI,

“IL BARONE Corso Donati nella Firenze di Dante” Sellerio Edizioni

…Ogni luogo, ogni epoca ha avuto i suoi protagonisti nel bene o nel male. Tra i tortuosi e spesso maleodoranti vicoli della Firenze di fine Duecento si muovevano uomini che superavano in fama e influenza loro concittadini oggi certamente più noti come Dante e Giotto. Personaggi in grado di condizionare concretamente la vita comunale, di condurre con coraggio e incoscienza la propria città alla vittoria contro nemici esterni, ma anche di farla precipitare in guerre fratricide…

Nell’anno del settimo centenario della morte di Dante, l’Associazione Culturale Marginalia vi invita a conoscere la Firenze del sommo poeta attraverso un affascinante percorso teatralizzato. Il tutto dedicato al vero protagonista della scena fiorentina di allora: Corso Donati, capo indiscusso dei Guelfi neri e causa dei molti guai in cui finì Dante.

Tra i tortuosi e spesso nauseabondi vicoli della Firenze di fine Duecento si muovevano uomini che superavano in fama e influenza loro concittadini. Oggi certamente più noti come Dante o Giotto. Personaggi in grado di condizionare concretamente la vita della città, di guidarla con coraggio e incoscienza alla vittoria contro nemici esterni. Ma anche di farla precipitare in terribili guerre fratricide. Capaci di colloquiare con papi e imperatori con la stessa facilità con cui discutevano coi propri pari e di suscitare ammirazione anche in rivali coi quali condividevano spesso un solo sentimento, un profondo e sconfinato odio. Uno di questi fu proprio Corso Donati.

Il Cavaliere nero fu feroce e senza scrupoli,

ma talvolta sono proprio gli individui più ambigui come lui a esercitare un fascino irresistibile. Cavalieri oscuri, anti-eroi, forze del male. E spesso accade che il male si presenti sotto forme seducenti. Corso Donati non fece eccezione: uomo bellissimo, cavaliere impavido e raffinato oratore. Egli fu uno dei protagonisti più irrequieti e spregiudicati che la storia fiorentina abbia mai conosciuto. Malvagio e spietato, fu animato da un desiderio di dominio più forte anche dell’amore per la patria. Cavaliere invincibile, guidò Firenze alla vittoria nella battaglia di Campaldino del 1289, battaglia alla quale prese parte anche Dante, ma poi trascinò la sua città nella violenza più cupa al probabile scopo di farsene signore. A Firenze era da tutti temuto e rispettato, ammirato e seguito da molti, odiato e maledetto da altrettanti. Per la sua superbia fu soprannominato il Barone.

Ancora a distanza di più di due secoli dai fatti di cui Corso Donati fu protagonista, Niccolò Machiavelli, dopo averne brevemente narrato le vicende e biasimato con rammarico i comportamenti, non poté tuttavia fare a meno di riconoscere la grandezza di quel fiorentino e di citarlo tra i concittadini di cui fosse degno lasciare memoria.

La vita e le imprese di questo tenebroso e irrefrenabile cavaliere,

che fu senza alcun dubbio il più famoso fiorentino dell’età di Dante, ci permetteranno di condurre un viaggio affascinante nella Firenze di quegli anni, che era allora la metropoli più tumultuosa del mondo conosciuto nonché la prima potenza economica dell’Occidente. Nel corso del percorso teatralizzato avremo così modo di parlare di vari aspetti della Firenze dell’epoca di Dante: dalla lotta di fazione alla giustizia, dalla politica alla vita quotidiana. Lo faremo percorrendo le vie del centro cittadino e soffermandoci nei luoghi che più furono legati alle vicende di Corso Donati.

Ci imbatteremo poi in numerosi personaggi,

più o meno famosi, la cui vita s’intrecciò con quella del Barone. Vieri de’ Cerchi e Guido Cavalcanti furono oggetto del suo disprezzo più profondo. In papa Bonifacio VIII trovò un preziosissimo alleato.

Le donne nella vita di Corso Donati, come accadeva di norma alle donne dell’aristocrazia, non furono altro che pedine da sacrificare al proprio personale interesse. Dante ha eternato nella Divina Commedia il caso di Piccarda, una delle sorelle di Corso, ma non molto diverso fu il trattamento che egli riservò all’altra sorella, Ravenna, per non parlare poi di ciò che accadde alle sue mogli.

La vita di questo cavaliere nero non sarà dunque che il punto di partenza per un percorso che, arricchito di intermezzi teatrali, ci aprirà un vero e proprio spaccato sulla Firenze all’epoca di Dante. Vi aspettiamo!

DATA DA DEFINIRE

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

visiteguidate@associazionemarginalia.org 

https://www.associazionemarginalia.org/

SEGUICI su Facebook: https://www.facebook.com/associazioneculturalemarginalia/

Instagram: https://www.instagram.com/marginalia_ass.culturale/

L’opera di copertina che qui proponiamo, è una delle tre opere realizzate da Paolo Uccello nel 1438 “La Battaglia di San Romano” raffigurante Niccolò da Tolentino nella battaglia, alla testa dei fiorentini. L’opera si trova alla National Gallery, Londra

Non avendo opere significativamente soddisfacenti relative al personaggio proposto per il nostro percorso, abbiamo preso in prestito l’opera del grande maestro per proporvi l’idea di un cavaliere.

Viaggio in Terra di Tuscia alla scoperta dei luoghi degli Etruschi e del profumo di lavanda

DATA DA DEFINIRE – Primavera- Estate 2021

La terra di Tuscia è un luogo di infinite sorprese.

Ad ovest di Viterbo sorge una splendida cittadina: TUSCANIA, ovvero l’antica TOSCANELLA.

La sua posizione geografica le ha garantito uno sviluppo socio economico fin dal passato, strettamente legato all’antica civiltà degli Etruschi.

La vicinanza con TARQUINIA e VULCI ha contribuito garantito al suo fiorente progresso.

Tuscania nei secoli ha saputo mantenere una fisionomia urbanistica arrivata a noi quasi intatta nonostante il terremoto del febbraio 1971.

Tra le sue principali attrazioni troviamo due poli: COLLE SAN PIETRO e SANTA MARIA MAGGIORE, due chiese in stile romanico uniche nel loro genere.

TUSCANIA si fa amare sin dal primo istante per il paesaggio, per le sue opere artistiche e per un museo etrusco degno di rispetto  (dove sono custodite opere provenienti dai dintorni), che ne sottolineano l’importanza.

La bellezza di Tuscania è scandita anche delle tante fontane che si possono incontrare lungo il percorso cittadino.

Inoltre Tuscania da qualche anno a questa parte, durante il mese di giungo/luglio, si trasforma in una piccola Provenza grazie a tutte quelle iniziative legate alla coltivazione della lavanda.

Due aziende in particolare, ‘La Piantata’ e ‘L’Abbazia di San Giusto’ sono divenute ormai famose per la coltivazione di questa profumata essenza.

La Piantata è nota oltre che per la coltivazione della lavanda, per la casa sull’albero, una vera e propria attrattiva dove è possibile, prenotando con largo anticipo, soggiornare per un weekend.

L’abbazia di San Giusto merita un discorso a parte in quanto realtà unica nel suo genere.  

Si tratta infatti di una vera e propria abbazia cistercense che sorge nei pressi della valle del fiume Marta a 6 km da Tuscania, passando per il complesso archeologico della ‘Tomba della Regina’.

Un tempo fiorente è in seguito caduta in declino, nella seconda metà del ‘400.

Dopo un lungo periodo di abbandono, circa 20 anni fa, un ingegnere di Bologna ha avuto la brillante idea di prenderne in mano le sorti recuperando l’intero complesso abbaziale trasformando gli annessi in uno splendido B&B e ricostruendo l’intera abbazia, naturalmente coltivando il loco la lavanda.

Entrambe queste due realtà coltivano lavanda e producono e commercializzano prodotti a base di questa essenza preziosa.

A pochi chilometri da Tuscania è possibile raggiungere Tarquinia, città etrusca per eccellenza, e Vulci.

Quest’ultima, grazie agli innumerevoli ritrovamenti, è oggi definita, non a torto, un’antica Pompei.

Tarquinia (da Tarconte, divinità etrusca)

Fu uno dei più importanti centri etruschi che diede a Roma una dinastia di re: Tarquinio Prisco, Servio Tullio  e Tarquinio Il Superbo.

Quello di Tarquinia fu uno dei porti principali dell’Etruria in collegamento con tutto il Mediterraneo.

L’antica città etrusca di Tarquinia sorgeva in un’area più distante dell’attuale.

Quest’ultima incomincio a prendere forma dopo le invasioni germaniche e tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo si sviluppò un centro ricco e fiorente: Corneto.

La ciià di Corneto fù in perenne conflitto con Viterbo, Roma e lo Stato della Chiesa essendo un luogo strategico grazie al porto.

Assoggettata dallo Stato della Chiesa, dal 1435 fu sede vescovile con il cardinal Vitelleschi che fece edificare tra il 1436 e il 1490 uno splendido edificio oggi Museo Nazionale Etrusco.

Tarquinia, nota per una delle più importanti necropoli etrusche (Necropoli di Monterozzi) con un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia e dipinte ad affresco, è dal 2011 patrimonio dell’Umanità e dell’UNESCO.

Andando verso la costa è possibile ammirare la flora e la fauna custodite nella riserva naturale delle Saline di Tarquinia.

Tarquinia è inoltre la città che diede i natali al poeta Vincenzo Cardarelli.

Parco archeologico di Vulci

Vulci fù un’antica città etrusca, tra le più importanti che sorgeva su un pianoro lambito dal fiume Fiora, a 10 km dalla costa tirrenica.

Notevoli sono i trovamenti dell’Età del Bronzo e del Ferro e le tombe a pozzo e a fossa.

Deve la sua ricchezza alle colline matallifere, ai commerci con la Sardegna e alla lavorazione della pietra e della ceramica.

Il suo declino iniziò a partire dall’ottavo secolo. Il castello che sorge vicino al Ponte del Diavolo oggi custodisce una notevole collezione di reperti

Per ulteriori informazioni scrivere a: visiteguidate@associazionemarginalia.org 

seguici anche su:

https://www.associazionemarginalia.org/

Facebook:https://www.facebook.com/associazioneculturalemarginalia/

Instagram: https://www.instagram.com/marginalia_ass.culturale/


TARQUINIA… I Cavalli alati , IV SECOLO A. C. Riportati alla luce da Pietro Romanelli nel 1938 , durante gli scavi del tempio dell’ara della Regina , un capolavoro della coroplastica Etrusca , erano aggiogati ad una Biga… Della Quale sfortunatamente se ne sono perse le tracce , alta un metro e 15… Larga un metro e 25 , è una delle più importanti opere di arte Etrusca

San Frediano, gli Artigiani del quartiere più cool del mondo è una passeggiata nelle botteghe artigiane in uno dei luoghi più più antichi di Firenze ed eletto dalla celebre rivista “Lonely Planet” a quartiere più cool del mondo

SABATO 27 MARZO ORE 16

Ritrovo in P.za Nazario Sauro ore 15,50 che si trova, attraversato l’Arno su Ponte alla Carraia di là d’Arno subito davanti a voi dopo il semaforo.

Durata del percorso 2 ore

Percorso semplice adatto a tutti

Quota di partecipazione € 11,00 a persona

POSTI LIMITATI

PRENOTAZIONI OBBLIGATORIE inviano un whatsapp al 3664475991 oppure inviando una mail a : visiteguidate@associazionemarginalia.org

Qui in San Frediano, tradizione e modernità si mescolano alla perfezione, creando un luogo unico e inimitabile. Lo storico rione Diladdarno, come viene chiamato in Toscana, è riuscito a superare Seoul e Dubai. Ma anche New York, che ha visto il suo Sunset Park arrivare solamente settimo.

A conquistare chi viene qui anche perle persone locali, è soprattutto l’anima hipster di Borgo San Frediano. Infatti sembra sposarsi alla perfezione con il passato artigiano di Firenze. Fra stradine strette e piccoli locali, qui si respira un’aria particolare e unica.

Non è un caso che anche noi di Marginalia abbiamo voluto recuperare la parte antica della vita di questo quartiere per condividerla con chi vorrà trascorrere con noi un bel pomeriggio tra bellezza e tradizione.

DOMENICA 28 MARZO ORE 16,00 L’Associazione Culturale Marginalia, propone una passeggiata alla scoperta dei tabernacoli in Oltrarno spesso dimenticati, a volte restaurati, spesso sconosciuti.

Ritrovo in Piazza Santo Spirito Ore 15,50 angolo via Sant Angostino dove c’è la statua di Cosimo Ridolfi.

Necessario l’utilizzo delle mascherine

Tutti i partecipanti saranno microfonati

Durata del percorso un’ora e 30 ca

Quota di partecipazione comprensiva del servizio radio con auricolari usa e getta € 11,00 a persona.

Se qualcuno di voi fosse munito di auricolari del telefono, quelli con la spina tonda, vi saremo grati di portarli.

PRENOTAZIONI OBBLIGATORIE scrivendo un whatsapp al 366 4475991

oppure inviando una mail a: visiteguidate@associazionemarginalia.org

Il percorso proposto

ha il valore della conoscenza di queste opere. Siamo convinti che l’identità della città sia preservata anche salvando esempi di “public art”. Ossia arte pubblica, fruibile da tutti poiché non conservata in un museo. Proprio perché collocati all’aperto però, i tabernacoli, hanno bisogno di una cura maggiore. Affinché possano continuare a raccontare il valore culturale di Firenze anche nel futuro. Per questo siamo felici di proporvi questi itinerari. Già gli antichi romani collocavano lungo le strade tempietti con immagini sacre protettrici della casa o dei viandanti. L’usanza continuò anche dopo l’affermarsi del Cristianesimo.

A Firenze, in particolare,

questa forma di architettura religiosa ebbe forte importanza a partire dal 1200, per effetto della lotta contro gli eretici patarini: i cattolici, sotto la guida di Pietro da Verona, combattevano l’eresia non solo con la predicazione, ma anche ponendo immagini sacre agli angoli delle strade, sulle case, sulle botteghe e sugli edifici pubblici. Le immagini all’inizio erano mobili e raffiguravano quasi esclusivamente la Madonna, ma ben presto divennero fisse e già agli inizi del 1300 ritraevano molti soggetti diversi. Davanti a questi tabernacoli si tenevano spesso funzioni religiose, e una volta terminate le preghiere venivano accesi dei lumini che testimoniavano anche di notte la fede degli abitanti – e illuminavano le strade. Durante la peste del 1348 alcuni tabernacoli furono provvisti di un vero e proprio altare: per diminuire i rischi di contagio si preferiva celebrare la messa all’aperto anziché dentro le chiese.

La Chiesa di SANT’AMBROGIO a Firenze, è un percorso guidato in una delle chiese più antiche della città per conoscerne più da vicino la storia i personaggi a cui fu legata e le tante opere in essa custodite.

DOMENICA 20 MARZO 2021 ore 16

RITROVO ore 16,00 davanti alla chiesa

Percorso semplice facile per tutti

Quota di Partecipazione € 11,00 a persona

bambini gratuito fino a 12 anni

Durata della visita un’ora e quindici minuti

PRENOTAZIONI OBBLIGATORIE inviando un whatsapp al 3664475991

oppure inviando una mail a visiteguidate@associazionemarginalia.org

Sant’Ambrogio è luogo di culto cattolico molto antico pare che le prime notizie risalgano addirittura al 988, ma la costruzione sembra risalire al VII secolo. All’epoca la chiesa di Sant’Ambrogio, si trovava già nell’omonima piazza adibita a cappella di un convento femminile, fondato per commemorare il passaggio del santo, che pare si fermasse a Firenze tra il 393 e il 394.

Saranno moltissime le modifiche che nel corso dei secoli interesseranno la chiesa. Infatti entrando si ha subito la sensazione di una mancanza di unità stilistica.

Anche la facciata, completamente bianca e disadorna, venne realizzata  nel 1880, secondo lo stile neogotico e da allora così è rimasta. 

Solo uno sguardo attento può notare l’antica lapide che si trova sullo spigolo della facciata, precisamente all’angolo con Borgo la Croce. Si tratta di una lastra che raffigura una città turrita insieme alla scritta “Città rossa”. Non tutti sanno che questa curiosa iscrizione è un riferimento alle cosiddette “Potenze”.


Le Potenze erano istituzioni considerate vere e proprie brigate goliardiche, nate intorno al 1300 con lo scopo di organizzare feste nel proprio quartiere, gareggiando -spesso anche con violenza- contro le altre Potenze della città. Le cronache dell’epoca parlano di oltre 40 Potenze, suddivise in base alle rispettive zone di appartenenza, ciascuna con un vessillo specifico e relativo emblema. “


Quel dettaglio nascosto sulla chiesa di Sant’Ambrogio
„In particolare il nome “Città rossa” era dovuto alla presenza in zona di moltissime fornaci destinate alla cottura dei mattoni, motivo per cui la maggior parte delle case erano state costruite il cui colore dominante era appunto il rosso. Infatti non molto distante dalla piazza si trova ancora una strada dal nome “via della Mattonaia”, ulteriore elemento che qualifica il quartiere di Sant’Ambrogio come un’antica “zona rossa”.“

Facciata della chiesa di Sat’Ambrogio
Cappella del miracolo nella chiesa di Sant’Ambrogio
Interno della chiesa




Gli Artigiani Fiorentini cuore della città. Visiteremo nuove botteghe

La visita si effettuerà VENERDI 12 MARZO 2021 Ore 16,00

Tra intagliatori, pittori, orafi e tanti altri artisti, vi porteremo in un mondo fantastico tutto da scoprire per un pomeriggio tra arte, storia e lavoro.

Ritrovo ore 15,50 in piazza Goldoni all’inizio di Ponte alla Carraia

Partenza ore 16,00

POSTI LIMITATI

Con questa iniziativa denominata “gli Artigiani” vogliamo contribuire alla conoscenza di un’ affascinante realtà: una presenza culturale e produttiva patrimonio di tutti.

Contributo per il percorso € 11,00 compresi ricevitori e auricolari per migliore ascolto.

Durata  del percorso 2 ore ca

Percorso facile pianeggiante

adatto a tutti senza difficoltà

OBBLIGATORIO:

UTILIZZO DELLA MASCHERINA E DISTANZIAMENTO SOCIALE, UTILIZZO GEL DISINFETTANTE PRIMA DI ENTRARE NEI LOCALI , TUTTI I PARTECIPANTI SARANNO MICROFONATI PER MANTENIMENTO DELLE DISTANZE.

PRENOTAZIONI OBBLIGATORIE

scrivendo una mail oppure un whatsapp

visiteguidate@associazionemarginalia.org

3664475991

la Toscana, è arancione.

In base all’ultimo Decreto. NON CI SONO DIVIETI per quanto riguarda lo svolgimento di attività motorie e/o sportive, nei propri comune di pertinenza. Le nostre passeggiate sono consentite.

Abbiamo deciso di sospendere le nostre visite fuori zona. Continueremo a proporre uscite Su Firenze e su Prato per i RISPETTIVI RESIDENTI dei due comuni nel massimo rispetto delle regole e per piccoli gruppi.

Siamo certi, in questo modo, di non infrangere la legge ma di consentire attività benefiche, un’ora di passeggiata abbinata ad un racconto contribuiranno ad un momento di piacevole relax.

E’ inoltre rigoroso l’ utilizzo della mascherina, tutti i partecipanti saranno microfonati per migliore ascolto e distanziamento sociale che preghiamo di mantenere.

Alcuni cenni storici

Nell’alto medioevo la città “oltre l’Arno” si ingrandì e divenne via via più importante: inoltre nella Piazza di Santa Felicita si teneva un mercato, nel XIII secolo la potente famiglia Mozzi costruì nell’odierno quartiere di San Niccolò un palazzo che per molti anni fu il più grande della città, e altre famiglie nobili costruirono in Oltrarno torri nella fascia compresa fra Via Santo Spirito e Via dei Bardi: alcune di esse sono ancora oggi riconoscibili, molte sono state demolite o inglobate in edifici successivi. Sul “monte” di San Miniato fu costruita nell’XI secolo la chiesa di San Miniato al Monte. Fra il Ponte Vecchio e Porta Romana nacquero numerosi “ospedali” per l’alloggio dei pellegrini diretti a Roma attraverso l’attuale Via Romana, e due nuovi ponti furono costruiti per consentire un migliore collegamento fra le due parti della città: il Ponte alle Grazie (1257, distrutto durante la seconda guerra mondiale e ricostruito con linee moderne nel 1957) e il Ponte a Santa Trinita (1252), più volte spazzato via dalle piene dell’Arno.
La popolazione di Oltrarno

era allora composta soprattutto da semplici “ciompi” (“operai”, che nel 1378 si ribellarono per protestare contro le dure condizioni di vita cui erano sottoposti e incendiarono molte case in legno nella zona di Via Maggio), e da artigiani, che ancora oggi vi si trovano in grande numero; una profonda trasformazione di questa parte della città avvenne sul finire del XV secolo, quando ricche famiglie di mercanti e nobili iniziarono a costruire palazzi in varie parti di Oltrarno.

Quando i Medici nel 1550

si trasferirono proprio in Palazzo Pitti, la piazza antistante il palazzo, la vicina Via Maggio e altre strade di Oltrarno assunsero grande importanza, e vi sorsero altri palazzi di famiglie della corte medicea: ancora oggi passeggiando per Via dei Serragli, Via Santo Spirito o Via San Niccolò si possono trovare splendidi palazzi rinascimentali, poco conosciuti ma non meno belli di quelli situati sull’altra riva dell’Arno. La presenza dei Medici e della maggiore nobiltà cittadina diede ulteriore impulso all’artigianato artistico in Oltrarno: le famiglie di corte volevano ornare le proprie residenze nel modo più ricercato e necessitavano di un gran numero di incisori, mosaicisti, intagliatori, doratori, orafari, argentieri e fabbri capaci di creare vere e proprie opere d’arte.